La Primavera di Reggio C'eravamo tanto amati
Grande partecipazione all'iniziativa del Centro Studi "Reggio Città dello Stretto"
Redazione
Conversazioni di politica
La stagione di Italo Falcomatà raccontata dai protagonisti di quegli anni
Piero Gaeta
Come in un film. La stessa storia raccontata da molteplici punti di vista. E ogni sguardo porta con sé un pezzetto di verità. Ogni sguardo diventa importante e aiuta a ricostruire un periodo storico di Reggio, quello della sua "Primavera", che è una delle stagioni politiche più significative dal Moto ad oggi, e coincide con i mandati di Italo Falcomatà, eletto sindaco al Consiglio comunale nel novembre 1993, rieletto dal popolo nel 1997 e nuovamente nel 2001, pochi mesi prima della morte, avvenuta l'11 dicembre di quell'anno.
Gino Polimeni fu assessore ha tratteggiato il quadro socio-economico di «una città, che usciva da una guerra di 'ndrangheta che l'aveva segnata con centinaia e centinaia di morti, che viveva una gravissima crisi economica in un Paese colpito da una crisi del sistema politico, che riuscì a rialzarsi identificandosi con la figura di Italo Falcomatà, che anticipò il ruolo di sindaco moderno. Nel 1993, infatti, il sindaco veniva eletto dal Consiglio comunale e non sarebbe stato possibile riuscirci senza la "benedizione" dei partiti. «Anche per questo - afferma Polimeni - fu un'esperienza difficile, perché pezzi di quel mondo politico non capirono quello che stava succedendo. Ma allo stesso tempo fu una stagione esaltante e splendida, perché quegli uomini non avevano alcun interesse personale e Italo sentiva l'umore della città come nessun altro».
Anche Enzo Filardo riannoda il filo della memoria: «Nel 1988, alle elezioni per il Consiglio Comunale viene proposta la candidatura a sindaco di Gaetano Cingari con una lista aperta con il simbolo dell'albero del bergamotto "Alternativa per Reggio" che si ferma al 12,3%, mentre Dc e Psi superano il 53%. Piero Battaglia e Titti Licandro svolgono il ruolo di sindaco fino allo scioglimento nel 1992 per le note inchieste giudiziarie. L'on. Giuseppe Reale recuperato dal Ppi viene eletto sindaco e forma una maggioranza con il Pdi di Amedeo Matacena. Giunge a Reggio come responsabile della comunità dei Gesuiti Padre Vincenzo Sibilio. Nel quadro delle sue attività raccoglie un folto gruppo di persone impegnate nella vita sociale, ecclesiale e politica di Reggio e prospetta un programma d'incontri sui temi della città letti alla luce del Vangelo. Una sera Sibilio ci informò che il sindaco Reale aveva aperto un colloquio con il sen. Meduri del Msi per un possibile ingresso in maggioranza del gruppo consiliare in sostituzione del vicesindaco Matacena da cui intendeva sganciarsi. Sibilio ci sollecitò a valutare i rischi di isolamento della città con una Giunta di Destra. Uno dei più anziani del gruppo, Stefano Priolo già assessore regionale della Dc suggerì la possibilità di proporre a sindaco il consigliere Italo Falcomatà, chiedendo a Reale di fare un passo indietro. Sibilio accolse questo suggerimento e convocò un incontro ristretto con i responsabili locali dei partiti interessati: il Ppi, il Pds, Insieme per la città. Si trattava di creare le condizioni soggettive e politiche per realizzare un cambio di testimone dal Ppi (Giuseppe Reale) al Pds (Italo Falcomatà). Un'operazione politica che allora si presentava assolutamente inedita. Una delegazione ristretta con la presenza anche di Falcomatà si recò a Roma per esporre ai segretari nazionali, Occhetto (Pds) e Martinazzoli (Ppi) l'obiettivo politico e il percorso da compiere (evitare una Giunta di centrodestra sostituendo il sindaco in carica con Reale). Il partigiano Martinazzoli e l'innovatore Occhetto compresero le ragioni dell'operazione e ne intuirono le potenzialità politiche anche nel quadronazionale. E allora il Ppi licenziò il suo sindaco, per altro per tempo, valorizzando il simbolo dell'identità locale. Le condizioni meteo hanno influenzato altresì l'esordio di "U mercatu 'nna vota", iniziativa organizzata dalla Pro loco nella Piazzetta; ma gli organizzatori guardano avanti con fiducia, convinti che possa crescere e consolidarsi già dalla prossima edizione.
La Primavera di Reggio "esplose" per due motivi: la chiarezza dell'obiettivo (impedire la nascita di una Giunta di centrodestra) e il disinteresse personale di quegli uomini che misero la città al primo posto
Pino Caminiti ha vinto la sua sfida
Aveva molti dubbi Pino Caminiti nell'avviare questa riflessione sulla politica reggina dai Moti del 1970 fino a oggi. Aveva torto. La serata sulla "Primavera di Reggio" svoltasi allo Spazio Open venerdì sera per approfondire la strada a una Giunta di Destra) e la presenza di alcuni uomini disposti a porre al primo posto l'interesse generale della propria comunità».
Alla ricostruzione di Filardo si oppone quella di Pino Falduto, per il quale «la Primavera di Reggio nacque all'interno del Consiglio comunale. Insieme con me, c'erano Nino Mallamaci, Rubens Curia, Gigi Mallamuzzo, Enzo Amodeo, Paolo Scudo e Giandoriggio. Subito dopo si aggiunse Pino Festa. Fummo noi a chiedere al prof. Falcomatà se volesse guidare la Giunta Ombra. Italo accettò e da lì proseguimmo il lavoro per raccogliere adesioni e costruire la maggioranza che avrebbe dato vita all'amministrazione. Al compianto sindaco Falcomatà riconosciamo il grande lavoro svolto insieme a tutti noi, la capacità di rappresentare il cambiamento e di restituire fiducia alla città. Le divergenze successive non cancellano la stima per ciò che realizzammo insieme. L'azione dei partiti ci fu, ma venne dopo».
Giuliano Quattrone, con la sua onestà intellettuale, ascrive un grosso merito a Rubens Curia per la nascita della Primavera. La prima giunta del sindaco durò un anno, fece tanto ma non me ne rendo conto delle tensioni che Italo ricomponeva. Se quell'esperienza fu possibile lo si deve anche al modo ecclesiale reggino che in quegli anni era davvero incredibile con Don Italo Calabrò e tanti altri sacerdoti che spingevano il mondo del volontariato a fare sempre di più». La Primavera fece riscoprire ai reggini il loro essere comunità; il più grande merito di Italo Falcomatà fu quello di fare sentire i reggini orgogliosi di essere reggini, ci fu una sorta di identificazione tra città e amministrazione. È quello fu anche il limite della Primavera - continua Quattrone - perché quando una società non fa più da stimolo all'amministrazione perché si è creata un'immedesimazione totale con il sindaco, la forza propulsiva della stessa amministrazione». Eduardo Lamberti Castromauro ha parlato del suo rapporto personale con Falcomatà «mi fece entrare in politica, perché vedeva cose che altri non coglievano. Italo cercò di ricostruire Reggio stando sempre vicino al popolo». Gianni Milana, in quegli anni era consigliere provinciale. Anche alla Provincia si tentò un'operazione simile a quella del Comune ma fallì. «Perché? Semplice - risponde Milana - perché non trovammo uno con le palle di Italo, capace di resistere alle pressioni esterne».
La Primavera di Reggio finì con la morte del suo protagonista. Alle elezioni del 2002 non vinse il vice di Italo ma s'impose Peppe Scopelliti, l'enfant prodige della Destra e l'esatto contrario di quella politica. Ecco la testimonianza di Demetrio Naccari: «La Primavera sfumò perché nel frattempo si era ricostituito in città quel sistema di potere politico che l'aveva sempre avversata. Reale divenne sindaco perché si era creato un vuoto di leadership nella Dc. In quel vuoto s'inserì la Primavera, ma con il trascorrere degli anni quei pezzi si rimisero insieme e anche la città era cambiata. L'Udeur, caso unico in Italia, si schierò con il centrodestra e portò in dote il suo 4% e il centrosinistra perse anche Peppe Raffa che spostò oltre un migliaio di voti e lo si vide a quelle elezioni».
Pubblicato su Gazzetta del Sud il 3/11/2026







