IL CONVEGNO FEUROMED
L'acqua non si governa da soli. La sfida è fare rete
Redazione
Dalle infrastrutture alle misure di prevenzione, il confronto all'Unical rilancia la necessità di una strategia condivisa tra enti, ricerca e gestori
di ANDREA BARNABA PARISE
«Laudato si, mi Signore, per sor'acqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta». Ottocento anni fa san Francesco aveva già detto quasi tutto. Il giornalista Antonio Troise ha scelto queste parole per chiudere "Governare l'acqua", la giornata di Feuromed - il Festival Euromediterraneo dell'economia - organizzata in collaborazione con il Quotidiano del Sud e ospitata all'Unical. E dopo ore di dati, scenari, tecnologie e problemi, il punto è tornato lì: l'acqua è preziosa. Ma soprattutto va governata insieme. È questo il filo che ha attraversato il confronto.
Non basta parlare di siccità quando l'acqua manca. Né di alluvioni quando è troppa. Bisogna uscire dall'emergenza. E smettere di pensare che un problema così complesso possa essere affidato a una sola disciplina. Francesco Valentini, direttore del Dipartimento di Fisica dell'Unical, lo ha detto subito: la sfida è evitare l'iper-specializzazione e tornare a mettere in dialogo fisici, ingegneri, economisti, istituzioni e imprese.
Paolo Veltri, già preside della Facoltà di Ingegneria, ha rovesciato la domanda. Possiamo davvero "governare" l'acqua? Forse no. Possiamo però governare il nostro rapporto con essa. Significa passare dal controllo all'adattamento, restituire spazio ai corsi d'acqua, ridurre gli sprechi, migliorare accumuli e reti. E accettare un principio fondamentale: l'acqua è un bene comune, ma il servizio che la porta nelle case, la depura e la restituisce all'ambiente ha un costo.
Il cambiamento climatico, però, complica tutto. Alberto Montanari, professore di Costruzioni idrauliche all'Università di Bologna, ha insistito sull'incertezza, conoscere il clima futuro non significa poter prevedere tutto. Mentre la scienza deve costruire scenari, la tecnica deve tradurli in decisioni pratiche. Anche Renzo Rosso, già professore al Politecnico di Milano, ha riportato il tema sui principi: diritto all'acqua, tutela degli ecosistemi, precauzione, responsabilità, sussidiarietà. Senza tralasciare il bene comune.
Poi c'è il territorio. Giovanna Capparelli, docente di Costruzioni idrauliche dell'Unical, ha ricordato che spesso non è l'acqua, da sola, a creare il disastro. È il modo in cui abbiamo costruito e trasformato i luoghi. «La pioggia spiega l'emergenza, ma è la cura del territorio che spiega il danno», riassumendo in una singola frase il senso del suo intervento. Per questo la prevenzione parte dalla conoscenza dei punti critici, dagli scenari di rischio e da una popolazione capace di riconoscere il pericolo.
Sulla Calabria si è delineato un quadro preciso. Mauro Grassi, economista e direttore della Fondazione Earth and Water Agenda, ha sottolineato che la regione non soffre necessariamente di una scarsità strutturale di risorsa: il problema è riuscire ad accumulare l'acqua quando c'è e portarla dove e quando serve. Servono infrastrutture, investimenti e una strategia di lungo periodo. Perché siccità e dissesto idrogeologico sono due facce della stessa medaglia.
La parte più operativa è arrivata dalle reti. Giuseppe Avati di ABC Napoli ha raccontato il lavoro di distrettualizzazione: dividere la città in settori, controllare portate e pressioni per individuare prima le anomalie e, soprattutto, ridurre gli sprechi.
Mario Adamo, Senior Business Development Manager Water Utilities di SUEZ, ha condiviso la sua esperienza nel monitoraggio ad alta frequenza delle reti. Parliamo di sensori capaci di leggere variazioni di pressione che i sistemi tradizionali possono non vedere. Un modo per individuare malfunzionamenti, verificare la tenuta delle valvole e intervenire senza fermare il servizio. Si tratta di strumenti assai utili, soprattutto per conoscere meglio ciò che accade dentro infrastrutture spesso invisibili fino a quando non si rompono.
Anche Sorical guarda in questa direzione. Il presidente Demetrio Naccari Carlizzi ha descritto una Calabria ancora segnata da anni di frammentazione gestionale, ma dentro un processo di trasformazione. Ha parlato di distrettualizzazione, smart meter, piattaforme digitali e 150 milioni di euro di interventi già in campo. Però, sostiene Naccari Carlizzi, la tecnologia da sola non basta. Sono necessarie competenze, dati affidabili e una pubblica amministrazione capace di usarli per decidere.
Alla fine, durante le conclusioni, Troise ha parlato di un patto per governare l'acqua. Tra istituzioni, gestori, imprese, università e cittadini. Veltri ha, invece, aggiunto due urgenze: un coordinamento forte dell'intera filiera, a livello nazionale e regionale, e un vero Piano Acque che tenga insieme tutti gli usi.
Testata: il Quotidiano (Ed. Catanzaro)
Data: 10/10/2026
Acqua non si governa da soli
Pubblicato il 10/10/2026








