Misteri, silenzi e code di paglia

L'umana pietas è scontata dopo una fme così tragica come quella di Orsola Fallara

di Pantaleone Sergi - il Quotidiano - 22/12/2010


L'umana pietas è scontata dopo una fme così tragica come quella di Orsola Fallara, giovane madre prima ancora che dirigente del Comune di Reggio Calabria nel sentimento dominante, accusata in pratica - con un'inchiesta appena agli esordi e, dunque, ancora priva di certezze giudiziarie - di essersi indebitamente liquidate somme stratosferiche e non dovute. Togliersi la vita presuppone più disperazione che coraggio, più paura che forza.

Non avrebbe senso, come pur indicherebbe un bignamino di criminologia, neppure pensare a un'ammissione di colpa. La stessa invocazione d'aiuto può essere letta come una dimostrazione di fragilità emotiva, di una personalità devastata, di una incapacità a gestire la tormentata vicenda, di affrontare gli eventi. Soprattutto quando la giovane professionista si è sentita "pubblicamente", abbandonata da tutti, anche da coloro   che   aveva "servito" e difeso.

Di fronte a un suicidio, se suicidio è stato, è d'obbligo un momentaneo silenzio. La morte è un mistero su cui riflettere. E su una morte violenta, anche se autoprocurata, la riflessione deve essere ancor più pacata. Cercare responsabilità come fa qualcuno, chiedere marce indietro della politica e dei giornali che sarebbero colpevoli di avere accusato e, dunque, indotto al suicidio la giovane dirigente del Comune di Reggio, però, mi sembra non solo sbagliato ma quasi sciocco.

Certo, se ci sono stati eccessi e accanimenti, accuse indebite, bisognerebbe che politici e giornalisti recitassero un mea culpa. Io non so se sia andata così, non mi è parso almeno dalle letture delle cronache riportate dai giornali. Non è compito delle opposizioni "controllare" il governo delle maggioranze e i suoi atti? E non è compito del giornalismo, che è tale veramente quando è antipotere, essere cane da guardia a tutela dei cittadini di fronte alle degenerazioni del potere? Non v'è dubbio che sia così e, ripeto, a meno di fraudolenti atteggiamenti di chi ha sollevato il caso Fallara - nel senso che sapeva che non era vero e l'ha fatto per colpire oltre alla Fallara chi l'aveva messa in quel delicato ruolo - e di chi l'ha amplificato con malevolenza, non ho notato comportamenti anomali che debbano indurre all'auto flagellazione. Anzi, per dirla tutta e fino in fondo, ho notato che sulle vicende reggine - quelle riguardanti bilanci groviera, spese allegre e debiti diffusi dell'era Scopelliti di cui ogni tanto si legge su prestigiosi organi di stampa nazionali - c'è stata una sorta di pigrizia, per non dire altro, del giornalismo e dei giornali regionali nel trattare l'argomento.

Lasciare in pace Orsola Fallara, come ha invocato il celebrante al suo funerale, non solo è giusto ma è anche doveroso. Ma non si può pensare che la vicenda si chiuda con la sua scomparsa. Non si può accettare che si faccia finta di niente e si vada avanti perché sul cosiddetto "modello Reggio" cominciano a diventare troppi gli interrogativi.

Altri devono chiarire. Altri che nella contestazione degli atti della Fallara continuano a vedere un attacco politico a chi da quel "modello", giusto o criticàbile che sia, ha tratto vantaggio politico. A questo proposito, non posso fare a meno di sottolineare due cose più o meno legate tra loro.

La prima è che la vicenda è sostanzialmente scomparsa dalle cronache. Non se ne parla per le indagini, né per gli aspetti politici. Se non fosse perché il sindaco facente funzioni di Reggio ha convocato una conferenza stampa per sostenere frettolosamente che "tutto va ben, Madame la marchesa" e che sui conti del Comune non ci sono ombre e pericoli, la questione era già finita con i funerali della giovane dirigente.

La seconda, a parer mio ben più importante, riguarda quello che i giornalisti usano definire "silenzio assordante", perché fa più rumore di qualsiasi parola detta. Ed è il silenzio del presidente della Regione Calabria Giuseppe Scopelliti che è stato sponsor della Fallara e l'ha voluta dirigente del Comune di Reggio. I fatti contestati alla Fallara si sarebbero verificati durante il periodo in cui Scopelliti era sindaco di Reggio.

Se mai si accertasse una responsabilità amministrativa, dunque, Scopelliti dovrebbe assumersene una politica, quantomeno per non avere vigilato. Su queste cose nessunopuò mai dire io non c'ero e se c'ero non sapevo. Quello che appare inspiegabile, tuttavia, è il silenzio del presidente anche dopo la morte tragica di una sua collaboratrice per vicende legate alperiododella sua sindacatimi a Reggio: nemmeno l'espressione di un cordoglio è arrivata ai media. Abbiamo controllato; l'ufficio stampa della Regione non ha mai diffuso alcuna nota sulla vicenda. Abbiamo controllato anche gli archivi dell'Ansa e i siti di testate e tv reggme. Abbiamo letto i giornali. Niente. Il presidente, che e stato ai funerali compunto, non ha detto ai calabresi neppure "sono addolorato".

Non so spiegarmi il motivo, anche se ritengo che Scopelliti abbia avuto le sue buone ragioni per starsene in silenzio. Mi viene in mente, prò, una favola di Esopo che recita così : « Una giovane volpe cadde disgraziatamente in una tagliola; riuscì a fuggire ma gran parte della coda rimase nella tagliola. Si sa che la bellezza delle volpi è tutta nella coda, e la poveretta si vergognava di farsi vedere con quel brutto mozzicone. Gli animali che la conoscevano ebbero pietà e le costruirono una coda di paglia.

Tutti mantennero il segreto tranne un galletto che disse la cosa in confidenza a qualcuno e, di confidenza in confidenza, la cosa fu saputa dai padroni dei pollai, i quali accesero un po' di fuoco davanti a ogni stia. La volpe, per paura di bruciarsi la coda, evitò di avvicinarsi alle stie... ».

Noto soltanto che «chi ha la coda di paglia, ha sempre paura che gli pìgli fuoco», come afferma un eloquente modo di dire toscano, proverbio che può essere esteso anche ad altri silenzi. Seguiremo e racconteremo. Intanto auguri a tutti.

 

 

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